Project Gutenberg's Sei personaggi in cerca d'autore, by Luigi Pirandello

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Title: Sei personaggi in cerca d'autore

Author: Luigi Pirandello

Release Date: May 27, 2006 [EBook #18457]

Language: Italian

Character set encoding: ISO-8859-1

*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK SEI PERSONAGGI IN CERCA D'AUTORE ***




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Sei personaggi in cerca d'autore

di Luigi Pirandello



I PERSONAGGI DELLA COMMEDIA DA FARE

  Il padre
  La madre
  La figliastra
  Il figlio
  Il giovinetto
  La bambina
  (questi ultimi due non parlano)
  (Poi, evocata) Madama Pace

GLI ATTORI DELLA COMPAGNIA

  Il direttore-capocomico
  La prima attrice
  Il primo attore
  La seconda donna
  L'attrice giovane
  L'attor giovane
  Altri attori e attrici
  Il direttore di scena
  Il suggeritore
  Il trovarobe
  Il macchinista
  Il segretario del capocomico
  L'uscere del teatro
  Apparatori e servi di scena


Di giorno, su un palcoscenico di teatro di prosa.

N.B. La commedia non ha atti n scene. La rappresentazione sar
interrotta una prima volta, senza che il sipario s'abbassi; allorch
il Direttore Capocomico e il capo dei personaggi si ritireranno per
concertar lo scenario e gli attori sgombreranno il palcoscenico; una
seconda volta, allorch per isbaglio il Macchinista butter gi il
sipario.

Troveranno gli spettatori, entrando nella sala del teatro, alzato il
sipario, e il palcoscenico com' di giorno, senza quinte n scena,
quasi al bujo e vuoto, perch abbiano fin da principio l'impressione
d'uno spettacolo non preparato.

Due scalette, una a destra e l'altra a sinistra, metteranno in
comunicazione il palcoscenico con la sala. Sul palcoscenico il
cupolino del suggeritore, messo da parte, a canto alla buca.

Dall'altra parte, sul davanti, un tavolino e una poltrona con
spalliera voltata verso il pubblico, per il Direttore-Capocomico.
Altri due tavolini, uno pi grande, uno pi piccolo, con parecchie
sedie attorno, messi l sul davanti per averli pronti, a un bisogno,
per la prova. Altre sedie, qua e l: a destra e a sinistra, per gli
Attori; e un pianoforte in fondo, da un lato, quasi nascosto.

Spenti i lumi nella sala, si vedr entrare dalla porta del
palcoscenico il macchinista in camiciotto turchino e sacca appesa
alla cintola; prendere da un angolo in fondo alcuni assi
d'attrezzatura; disporli sul davanti e mettersi in ginocchio e
inchiodarli. Alle martellate accorrer dalla porta dei camerini il
Direttore di scena.

Il direttore di scena. Oh! Che fai?

Il macchinista. Che faccio? Inchiodo.

Il direttore di scena. A quest'ora?

Guarder l'orologio.

Sono gi le dieci e mezzo. A momenti sar qui il Direttore per la
prova.

Il macchinista. Ma dico, dovr avere anch'io il mio tempo per
lavorare!

Il direttore di scena. L'avrai, ma non ora.

Il macchinista. E quando?

Il direttore di scena. Quando non sar pi l'ora della prova. Su,
su, portati via tutto, e lasciami disporre la scena per il secondo
atto del Giuoco delle parti.

Il macchinista, sbuffando, borbottando, raccatter gli assi e andr
via. Intanto dalla porta del palcoscenico cominceranno a venire gli
attori della Compagnia, uomini e donne, prima uno, poi un altro, poi
due insieme, a piacere: nove o dieci, quanti si suppone che debbano
prender parte alle prove della commedia di Pirandello Il giuoco
delle parti, segnata all'ordine del giorno. Entreranno, saluteranno
il Direttore di scena e si saluteranno tra loro augurandosi il buon
giorno. Alcuni si avvieranno ai loro camerini; altri, fra cui il
Suggeritore che avr il copione arrotolato sotto il braccio, si
fermeranno sul palcoscenico in attesa del Direttore per cominciar la
prova, e intanto, o seduti a crocchio, o in piedi, scambieranno tra
loro qualche parola; e chi accender una sigaretta, chi si lamenter
della parte che gli  stata assegnata, chi legger forte ai compagni
qualche notizia in un giornaletto teatrale. Sar bene che tanto le
Attrici quanto gli Attori siano vestiti d'abiti piuttosto chiari e
gai, e che questa prima scena a soggetto abbia, nella sua
naturalezza, molta vivacit. A un certo punto, uno dei comici potr
sedere al pianoforte e attaccare un ballabile; i pi giovani tra gli
Attori e le Attrici si metteranno a ballare.

Il direttore di scena (battendo le mani per richiamarli alla
disciplina). Via, smettetela! Ecco il signor Direttore!

Il suono e la danza cesseranno d'un tratto. Gli Attori si volteranno
a guardare verso la sala del teatro, dalla cui porta si vedr entrare
il Direttore-Capocomico, il quale, col cappello duro in capo, il
bastone sotto il braccio e un grosso sigaro in bocca, attraverser il
corridojo tra le poltrone e, salutato dai comici, salir per una
delle due scalette sul palcoscenico. Il Segretario gli porger la
posta: qualche giornale, un copione sottofascia.

Il capocomico. Lettere?

Il segretario. Nessuna. La posta  tutta qui.

Il capocomico (porgendogli il copione sottofascia). Porti in
camerino.

Poi, guardandosi attorno e rivolgendosi al Direttore di scena:

Oh, qua non ci si vede. Per piacere, faccia dare un po' di luce.

Il direttore di scena. Subito.

Si recher a dar l'ordine. E poco dopo il palcoscenico sar
illuminato in tutto il lato destro, dove staranno gli Attori, d'una
viva luce bianca. Nel mentre, il Suggeritore avr preso posto nella
buca, accesa la lampadina e steso davanti a s il copione.

Il capocomico (battendo le mani). Su, su, cominciamo.

Al Direttore di scena:

Manca qualcuno?

Il direttore di scena. Manca la Prima Attrice.

Il capocomico. Al solito!

Guarder l'orologio.

Siamo gi in ritardo di dieci minuti. La segni, mi faccia il piacere.
Cos imparer a venire puntuale alla prova.

Non avr finito la reprensione, che dal fondo della sala si udr la
voce della Prima Attrice.

La prima attrice. No, no, per carit! Eccomi! Eccomi!

 tutta vestita di bianco, con un cappellone spavaldo in capo e un
grazioso cagnolino tra le braccia; correr attraverso il corridojo
delle poltrone e salir in gran fretta una delle scalette.

Il capocomico. Lei ha giurato di farsi sempre aspettare.

La prima attrice. Mi scusi. Ho cercato tanto una automobile per
fare a tempo! Ma vedo che non avete ancora cominciato. E io non sono
subito di scena.

Poi, chiamando per nome il Direttore di scena e consegnandogli il
cagnolino:

Per piacere, me lo chiuda nel camerino.

Il capocomico (borbottando). Anche il cagnolino! Come se fossimo
pochi i cani qua.

Batter di nuovo le mani e si rivolger al Suggeritore:

Su, su, il secondo atto del Giuoco delle parti.

Sedendo sulla poltrona:

Attenzione, signori. Chi  di scena?

Gli Attori e le Attrici sgombreranno il davanti del palcoscenico e
andranno a sedere da un lato, tranne i tre che principieranno la
prova e la Prima Attrice, che, senza badare alla domanda del
Capocomico, si sar messa a sedere davanti ad uno dei due tavolini.

Il capocomico (alla Prima Attrice). Lei dunque  di scena?

La prima attrice. Io, nossignore.

Il capocomico (seccato). E allora si levi, santo Dio!

La Prima Attrice si alzer e andr a sedere accanto agli altri
Attori che si saranno gi tratti in disparte.

Il capocomico (al Suggeritore). Cominci, Cominci.

Il suggeritore (leggendo nel copione). In casa di Leone Gala. Una
strana sala da pranzo e da studio.

Il capocomico (volgendosi al Direttore di scena). Metteremo la sala
rossa.

Il direttore di scena (segnando su un foglio di carta). La rossa.
Sta bene.

Il suggeritore (seguitando a leggere nel copione). Tavola
apparecchiata e scrivania con libri e carte. Scaffali di libri e
vetrine con ricche suppellettili da tavola. Uscio in fondo per cui si
va nella camera da letto di Leone. Uscio laterale a sinistra per cui
si va nella cucina. La comune  a destra.

Il capocomico (alzandosi e indicando). Dunque, stiano bene attenti:
di l, la comune. Di qua, la cucina.

Rivolgendosi all'Attore che far la parte di Socrate:

Lei entrer e uscir da questa parte.

Al Direttore di scena:

Applicher la bussola in fondo, e metter le tendine.

Torner a sedere.

Il direttore di scena (segnando). Sta bene.

Il suggeritore (leggendo c.s.). Scena Prima. Leone Gala, Guido
Venanzi, Filippo detto Socrate.

Al Capocomico:

Debbo leggere anche la didascalia?

Il capocomico. Ma s! si! Gliel'ho detto cento volte!

Il suggeritore (leggendo c.s.). Al levarsi della tela, Leone Gala,
con berretto da cuoco e grembiule, e intento a sbattere con un
mestolino di legno un uovo in una ciotola. Filippo ne sbatte un
altro, parato anche lui da cuoco. Guido Venanzi ascolta, seduto.

Il primo attore (al Capocomico). Ma scusi, mi devo mettere proprio
il berretto da cuoco in capo?

Il capocomico (urtato dall'osservazione). Mi pare! Se sta scritto
l!

Indicher il copione.

Il primo attore. Ma  ridicolo, scusi!

Il capocomico (balzando in piedi sulle furie). Ridicolo!
ridicolo! Che vuole che le faccia io se dalla Francia non ci viene
pi una buona commedia, e ci siamo ridotti a mettere in iscena
commedie di Pirandello, che chi l'intende  bravo, fatte apposta di
maniera che n attori n critici n pubblico ne restino mai contenti?

Gli Attori rideranno. E allora egli alzandosi e venendo presso il
Primo Attore, grider:

Il berretto da cuoco, sissignore! E sbatta le uova! Lei crede, con
codeste uova che sbatte, di non aver poi altro per le mani? Sta
fresco! Ha da rappresentare il guscio delle uova che sbatte!

Gli Attori torneranno a ridere e si metteranno a far commenti tra
loro ironicamente.

Silenzio! E prestino ascolto quando spiego!

Rivolgendosi di nuovo al Primo Attore:

Sissignore, il guscio: vale a dire la vuota forma della ragione,
senza il pieno dell'istinto che  cieco! Lei  la ragione, e sua
moglie l'istinto: in un giuoco di parti assegnate, per cui lei che
rappresenta la sua parte  volutamente il fantoccio di se stesso. Ha
capito?

Il primo attore (aprendo le braccia). Io no!

Il capocomico (tornandosene al suo posto). E io nemmeno! Andiamo
avanti, che poi mi loderete la fine!

In tono confidenziale:

Mi raccomando, si metta di tre quarti, perch se no, tra le
astruserie del dialogo e lei che non si far sentire dal pubblico,
addio ogni cosa!

Battendo di nuovo le mani:

Attenzione, attenzione! Attacchiamo!

Il suggeritore. Scusi, signor Direttore, permette che mi ripari col
cupolino? Tira una cert'aria!

Il capocomico. Ma s, faccia, faccia!

L'Uscere del teatro sar intanto entrato nella sala, col berretto
gallonato in capo e, attraversato il corridojo fra le poltrone, si
sar appressato al palcoscenico per annunziare al
Direttore-Capocomico l'arrivo dei Sei Personaggi, che, entrati
anch'essi nella sala, si saranno messi a seguirlo, a una certa
distanza, un po' smarriti e perplessi, guardandosi attorno.

Chi voglia tentare una traduzione scenica di questa commedia bisogna
che s'adoperi con ogni mezzo a ottenere tutto l'effetto che questi
Sei Personaggi non si confondano con gli Attori della Compagnia. La
disposizione degli uni e degli altri, indicata nelle didascalie,
allorch quelli saliranno sul palcoscenico, giover senza dubbio;
come una diversa colorazione luminosa per mezzo di appositi
riflettori. Ma il mezzo pi efficace e idoneo, che qui si suggerisce,
sar l'uso di speciali maschere per i personaggi: maschere
espressamente costruite d'una materia che per il sudore non
s'afflosci e non pertanto sia lieve agli Attori che dovranno
portarle: lavorate e tagliate in modo che lascino liberi gli occhi,
le narici e la bocca. S'interpreter cos anche il senso profondo
della commedia. I Personaggi non dovranno infatti apparire come
fantasmi, ma come realt create, costruzioni della fantasia
immutabili: e dunque pi reali e consistenti della volubile
naturalit degli Attori. Le maschere ajuteranno a dare l'impressione
della figura costruita per arte e fissata ciascuna immutabilmente
nell'espressione del proprio sentimento fondamentale, che  il
rimorso per il Padre, la vendetta per la Figliastra, lo sdegno
per il Figlio, il dolore per la Madre con fisse lagrime di cera nel
livido delle occhiaje e lungo le gote, come si vedono nelle immagini
scolpite e dipinte della Mater dolorosa nelle chiese. E sia anche
il vestiario di stoffa e foggia speciale, senza stravaganze, con
pieghe rigide e volume quasi statuario, e insomma di maniera che non
dia l'idea che sia fatto d'una stoffa che si possa comperare in una
qualsiasi bottega della citt e tagliato e cucito in una qualsiasi
sartoria.

Il Padre sar sulla cinquantina: stempiato, ma non calvo, fulvo di
pelo, con baffetti folti quasi acchiocciolati attorno alla bocca
ancor fresca, aperta spesso a un sorriso incerto e vano. Pallido,
segnatamente nell'ampia fronte; occhi azzurri ovati, lucidissimi e
arguti; vestir calzoni chiari e giacca scura: a volte sar
mellifluo, a volte avr scatti aspri e duri.

La Madre sar come atterrita e schiacciata da un peso intollerabile
di vergogna e d'avvilimento. Velata da un fitto crespo vedovile,
vestir umilmente di nero, e quando sollever il velo, mostrer un
viso non patito, ma come di cera, e terr sempre gli occhi bassi.

La Figliastra, di diciotto anni, sar spavalda, quasi impudente.
Bellissima, vestir a lutto anche lei, ma con vistosa eleganza.
Mostrer dispetto per l'aria timida, afflitta e quasi smarrita del
fratellino, squallido Giovinetto di quattordici anni, vestito
anch'egli di nero; e una vivace tenerezza, invece, per la sorellina,
Bambina di circa quattro anni, vestita di bianco con una fascia di
seta nera alla vita.

Il Figlio, di ventidue anni, alto, quasi irrigidito in un contenuto
sdegno per il Padre e in un'accigliata indifferenza per la Madre,
porter un soprabito viola e una lunga fascia verde girata attorno al
collo.

L'uscere (col berretto in mano). Scusi, signor Commendatore.

Il capocomico (di scatto, sgarbato). Che altro c'?

L'uscere (timidamente). Ci sono qua certi signori, che chiedono di
lei.

Il Capocomico e gli Attori si volteranno stupiti a guardare dal
palcoscenico gi nella sala.

Il capocomico (di nuovo sulle furie). Ma io qua provo! E sapete
bene che durante la prova non deve passar nessuno!

Rivolgendosi in fondo:

Chi sono lor signori? Che cosa vogliono?

Il padre (facendosi avanti, seguito dagli altri, fino a una delle
due scalette). Siamo qua in cerca d'un autore.

Il capocomico (fra stordito e irato). D'un autore? Che autore?

Il padre. D'uno qualunque, signore.

Il capocomico. Ma qui non c' nessun autore, perch non abbiamo in
prova nessuna commedia nuova.

La figliastra (con gaja vivacit, salendo di furia la scaletta).
Tanto meglio, tanto meglio, allora, signore! Potremmo esser noi la
loro commedia nuova.

Qualcuno degli attori (fra i vivaci commenti e le risate degli
altri). Oh, senti, senti!

Il padre (seguendo sul palcoscenico la Figliastra). Gi, ma se non
c' l'autore!

Al Capocomico:

Tranne che non voglia esser lei...

La Madre, con la Bambina per mano, e il Giovinetto saliranno i primi
scalini della scaletta e resteranno l in attesa. Il Figlio rester
sotto, scontroso.

Il capocomico. Lor signori vogliono scherzare?

Il padre. No, che dice mai, signore! Le portiamo al contrario un
dramma doloroso.

La figliastra. E potremmo essere la sua fortuna!

Il capocomico. Ma mi facciano il piacere d'andar via, che non
abbiamo tempo da perdere coi pazzi!

Il padre (ferito e mellifluo). Oh, signore, lei sa bene che la vita
 piena d'infinite assurdit, le quali sfacciatamente non han neppure
bisogno di parer verosimili; perch sono vere.

Il capocomico. Ma che diavolo dice?

Il padre. Dico che pu stimarsi realmente una pazzia, sissignore,
sforzarsi di fare il contrario; cio, di crearne di verosimili,
perch pajano vere. Ma mi permetta di farle osservare che, se pazzia
, questa  pur l'unica ragione del loro mestiere.

Gli Attori si agiteranno, sdegnati.

Il capocomico (alzandosi e squadrandolo). Ah s? Le sembra un
mestiere da pazzi, il nostro?

Il padre. Eh, far parer vero quello che non ; senza bisogno,
signore: per giuoco... Non  loro ufficio dar vita sulla scena a
personaggi fantasticati?

Il capocomico (subito facendosi voce dello sdegno crescente dei suoi
Attori). Ma io la prego di credere che la professione del comico,
caro signore,  una nobilissima professione! Se oggi come oggi i
signori commediografi nuovi ci danno da rappresentare stolide
commedie e fantocci invece di uomini, sappia che  nostro vanto aver
dato vita--qua, su queste tavole--a opere immortali!

Gli Attori, soddisfatti, approveranno e applaudiranno il loro
Capocomico.

Il padre (interrompendo e incalzando con foga). Ecco! benissimo! a
esseri vivi, pi vivi di quelli che respirano e vestono panni! Meno
reali, forse; ma pi veri! Siamo dello stessissimo parere!

Gli Attori si guardano tra loro, sbalorditi.

Il direttore. Ma come! Se prima diceva...

Il padre. No, scusi, per lei dicevo, signore, che ci ha gridato di
non aver tempo da perdere coi pazzi, mentre nessuno meglio di lei pu
sapere che la natura si serve da strumento della fantasia umana per
proseguire, pi alta, la sua opera di creazione.

Il capocomico. Sta bene, sta bene. Ma che cosa vuol concludere con
questo?

Il padre. Niente, signore. Dimostrarle che si nasce alla vita in
tanti modi, in tante forme: albero o sasso, acqua o farfalla... o
donna. E che si nasce anche personaggi!

Il capocomico (con finto ironico stupore). E lei, con codesti
signori attorno,  nato personaggio?

Il padre. Appunto, signore. E vivi, come ci vede.

Il Capocomico e gli Attori scoppieranno a ridere, come per una
burla.

Il padre (ferito). Mi dispiace che ridano cos, perch portiamo in
noi, ripeto, un dramma doloroso, come lor signori possono argomentare
da questa donna velata di nero.

Cos dicendo porger la mano alla Madre per aiutarla a salire gli
ultimi scalini e, seguitando a tenerla per mano, la condurr con una
certa tragica solennit dall'altra parte del palcoscenico, che
s'illuminer subito di una fantastica luce. La Bambina e il
Giovinetto seguiranno la Madre; poi il Figlio, che si terr discosto,
in fondo; poi la Figliastra, che s'apparter anche lei sul davanti,
appoggiata all'arcoscenico. Gli Attori, prima stupefatti, poi
ammirati di questa evoluzione, scoppieranno in applausi come per uno
spettacolo che sia stato loro offerto.

Il capocomico (prima sbalordito, poi sdegnato). Ma via! Facciano
silenzio!

Poi, rivolgendosi ai Personaggi:

E loro si levino! Sgombrino di qua!

Al Direttore di scena:

Perdio, faccia sgombrare!

Il direttore di scena (facendosi avanti, ma poi fermandosi, come
trattenuto da uno strano sgomento). Via! Via!

Il padre (al Capocomico). Ma no, veda, noi...

Il capocomico (gridando). Insomma, noi qua dobbiamo lavorare!

Il primo attore. Non  lecito farsi beffe cos...

Il padre (risoluto, facendosi avanti). Io mi faccio maraviglia
della loro incredulit! Non sono forse abituati lor signori a vedere
balzar vivi quass, uno di fronte all'altro, i personaggi creati da
un autore? Forse perch non c' l

indicher la buca del Suggeritore

un copione che ci contenga?

La figliastra (facendosi avanti al Capocomico, sorridente,
lusingatrice). Creda che siamo veramente sei personaggi, signore,
interessantissimi! Quantunque, sperduti.

Il padre (scartandola). S, sperduti, va bene!

Al Capocomico subito:

Nel senso, veda, che l'autore che ci cre, vivi, non volle poi, o non
pot materialmente, metterci al mondo dell'arte. E fu un vero
delitto, signore, perch chi ha la ventura di nascere personaggio
vivo, pu ridersi anche della morte. Non muore pi! Morr l'uomo, lo
scrittore, strumento della creazione; la creatura non muore pi! E
per vivere eterna non ha neanche bisogno di straordinarie doti o di
compiere prodigi. Chi era Sancho Panza? Chi era don Abbondio? Eppure
vivono eterni, perch--vivi germi--ebbero la ventura di trovare una
matrice feconda, una fantasia che li seppe allevare e nutrire, far
vivere per l'eternit!

Il capocomico. Tutto questo va benissimo! Ma che cosa vogliono loro
qua?

Il padre. Vogliamo vivere, signore!

Il capocomico (ironico). Per l'eternit?

Il padre. No, signore: almeno per un momento, in loro.

Un attore. Oh, guarda, guarda!

La prima attrice. Vogliono vivere in noi!

L'attor giovane (indicando la Figliastra). Eh, per me volentieri,
se mi toccasse quella l!

Il padre. Guardino, guardino: la commedia  da fare;

al Capocomico:

ma se lei vuole e i suoi attori vogliono, la concerteremo subito tra
noi!

Il capocomico (seccato). Ma che vuol concertare! Qua non si fanno
di questi concerti! Qua si recitano drammi e commedie!

Il padre. E va bene! Siamo venuti appunto per questo qua da lei!

Il capocomico. E dov' il copione?

Il padre.  in noi, signore.

Gli Attori rideranno.

Il dramma  in noi; siamo noi; e siamo impazienti di rappresentarlo,
cos come dentro ci urge la passione!

La figliastra (schernevole, con perfida grazia di caricata
impudenza). La passione mia, se lei sapesse, signore! La passione
mia... per lui!

Indicher il Padre e far quasi per abbracciarlo; ma scoppier poi
in una stridula risata.

Il padre (con scatto iroso). Tu statti a posto, per ora! E ti prego
di non ridere cos!

La figliastra. No? E allora mi permettano: bench orfana da appena
due mesi, stiano a vedere lor signori come canto e come danzo!

Accenner con malizia il Prends garde  Tchou-Thin-Tchou di Dave
Stamper ridotto a Fox-trot o One-Step lento da Francis Salabert: la
prima strofa, accompagnandola con passo di danza.

  Les chinois sont un peuple malin,
  De Shangai  Pekin,
  Ils ont mis des criteaux partout:
  Prenez garde  Tchou-Thin-Tchou!

Gli Attori, segnatamente i giovani, mentre ella canter e baller,
come attratti da un fascino strano, si moveranno verso lei e
leveranno appena le mani quasi a ghermirla. Ella sfuggir e, quando
gli Attori scoppieranno in applausi, rester, alla riprensione del
Capocomico, come astratta e lontana.

Gli attori e le attrici (ridendo e applaudendo). Bene! Brava!
Benissimo!

Il capocomico (irato). Silenzio! Si credono forse in un
caff-concerto?

Tirandosi un po' in disparte il Padre, con una certa costernazione:

Ma dica un po',  pazza?

Il padre. No, che pazza!  peggio!

La figliastra (subito accorrendo al Capocomico). Peggio! Peggio! Eh
altro, signore! Peggio! Senta, per favore: ce lo faccia rappresentar
subito, questo dramma, perch vedr che a un certo punto, io--quando
questo amorino qua

prender per mano la Bambina che se ne star presso la Madre e la
porter davanti al Capocomico

--vede com' bellina?

la prender in braccio e la bacer

cara! cara!

La rimetter a terra e aggiunger, quasi senza volere, commossa:

ebbene, quando quest'amorino qua, Dio la toglier d'improvviso a
quella povera madre: e quest'imbecillino qua

spinger avanti il Giovinetto, afferrandolo per una manina
sgarbatamente

far la pi grossa delle corbellerie, proprio da quello stupido che 

lo ricaccer con una spinta verso la Madre

--allora vedr che io prender il volo! Sissignore! prender il volo!
il volo! E non mi par l'ora, creda, non mi par l'ora! Perch, dopo
quello che  avvenuto di molto intimo tra me e lui

indicher il Padre con un orribile ammiccamento

non posso pi vedermi in questa compagnia, ad assistere allo strazio
di quella madre per quel tomo l

indicher il Figlio

--lo guardi! lo guardi!--indifferente, gelido lui, perch  il figlio
legittimo, lui! pieno di sprezzo per me, per quello l,

indicher il Giovinetto

per quella creaturina; ch siamo bastardi--ha capito? bastardi.

Si avviciner alla Madre e l'abbraccer.

E questa povera madre--lui--che  la madre comune di noi tutti--non
la vuol riconoscere per madre anche sua--e la considera dall'alto in
basso, lui, come madre soltanto di noi tre bastardi--vile!

Dir tutto questo, rapidamente, con estrema eccitazione e arrivata
al vile finale, dopo aver gonfiato la voce sul bastardi, lo
pronunzier piano, quasi sputandolo.

La madre (con infinita angoscia al Capocomico). Signore, in nome di
queste due creaturine, la supplico...

si sentir mancare e vaciller

--oh Dio mio...

Il padre (accorrendo a sorreggerla con quasi tutti gli Attori
sbalorditi e costernati). Per carit una sedia, una sedia a questa
povera vedova!

Gli attori (accorrendo).--Ma  dunque vero?--Sviene davvero?

Il capocomico. Qua una sedia, subito!

Uno degli Attori offrir una sedia; gli altri si faranno attorno
premurosi. La Madre, seduta, cercher d'impedire che il Padre le
sollevi il velo che le nasconde la faccia.

Il padre. La guardi, signore, la guardi...

La madre. Ma no, Dio, smettila!

Il padre. Lasciati vedere!

Le sollever il velo.

La madre (alzandosi e recandosi le mani al volto, disperatamente).
Oh, signore, la supplico d'impedire a quest'uomo di ridurre a effetto
il suo proposito, che per me  orribile!

Il capocomico (soprappreso, stordito). Ma io non capisco pi dove
siamo, n di che si tratti!

Al Padre:

Questa  la sua signora?

Il padre (subito). Sissignore, mia moglie!

Il capocomico. E com' dunque vedova, se lei  vivo?

Gli Attori scaricheranno tutto il loro sbalordimento in una
fragorosa risata.

Il padre (ferito, con aspro risentimento). Non ridano! Non ridano
cos, per carit!  appunto questo il suo dramma, signore. Ella ebbe
un altro uomo. Un altro uomo che dovrebbe esser qui!

La madre (con un grido). No! No!

La figliastra. Per sua fortuna  morto: da due mesi, glie l'ho
detto. Ne portiamo ancora il lutto, come vede.

Il padre. Ma non  qui, veda, non gi perch sia morto. Non  qui
perch--la guardi, signore, per favore, e lo comprender subito!--Il
suo dramma non pot consistere nell'amore di due uomini, per cui
ella, incapace, non poteva sentir nulla--altro, forse, che un po' di
riconoscenza (non per me: per quello!)--Non  una donna,  una
madre!--E il suo dramma--(potente, signore, potente!) consiste tutto,
difatti, in questi quattro figli dei due uomini ch'ella ebbe.

La madre. Io, li ebbi? Hai il coraggio di dire che fui io ad
averli, come se li avessi voluti? Fu lui, signore! Me lo diede lui,
quell'altro, per forza! Mi costrinse, mi costrinse ad andar via con
quello!

La figliastra (di scatto, indignata). Non  vero!

La madre (sbalordita). Come non  vero?

La figliastra. Non  vero! Non  vero!

La madre. E che puoi saperne tu?

La figliastra. Non  vero!

Al Capocomico:

Non ci creda! Sa perch lo dice? Per quello l

indicher il Figlio

lo dice! Perch si macera, si strugge per la noncuranza di quel
figlio l, a cui vuol dare a intendere che, se lo abbandon di due
anni, fu perch lui

indicher il Padre

la costrinse.

La madre (con forza). Mi costrinse, mi costrinse, e ne chiamo Dio
in testimonio!

Al Capocomico:

Lo domandi a lui

indicher il marito

se non  vero! Lo faccia dire a lui!... Lei

indicher la Figlia

non pu saperne nulla.

La figliastra. So che con mio padre, finch visse, tu fosti sempre
in pace e contenta. Negalo, se puoi!

La madre. Non lo nego, no...

La figliastra. Sempre pieno d'amore e di cure per te!

Al Giovinetto, con rabbia:

Non  vero? Dillo! Perch non parli, sciocco?

La madre. Ma lascia questo povero ragazzo! Perch vuoi farmi
credere un'ingrata, figlia? Io non voglio mica offendere tuo padre!
Ho risposto a lui, che non per mia colpa n per mio piacere
abbandonai la sua casa e mio figlio!

Il padre.  vero, signore. Fui io.

Pausa.

Il primo attore (ai suoi compagni). Ma guarda che spettacolo!

La prima attrice. Ce lo danno loro, a noi!

L'attor giovane. Una volta tanto!

Il capocomico (che comincer a interessarsi vivamente). Stiamo a
sentire! stiamo a sentire!

E cos dicendo, scender per una delle scalette nella sala e rester
in piedi davanti al palcoscenico, come a cogliere, da spettatore,
l'impressione della scena.

Il figlio (senza muoversi dal suo posto, freddo, piano, ironico).
S, stiano a sentire che squarcio di filosofia, adesso! Parler loro
del Demone dell'Esperimento.

Il padre. Tu sei un cinico imbecille, e te l'ho detto cento volte!

Al Capocomico gi nella sala:

Mi deride, signore, per questa frase che ho trovato in mia scusa.

Il figlio (sprezzante). Frasi.

Il padre. Frasi! Frasi! Come se non fosse il conforto di tutti,
davanti a un fatto che non si spiega, davanti a un male che si
consuma, trovare una parola che non dice nulla, e in cui ci si
acquieta!

La figliastra. Anche il rimorso, gi! sopra tutto.

Il padre. Il rimorso? Non  vero; non l'ho acquietato in me
soltanto con le parole.

La figliastra. Anche con un po' di danaro, s, s, anche con un po'
di danaro! Con le cento lire che stava per offrirmi in pagamento,
signori!

Movimento d'orrore degli Attori.

Il figlio (con disprezzo alla sorellastra). Questo  vile!

La figliastra. Vile? Erano l, in una busta cilestrina sul tavolino
di mogano, l nel retrobottega di Madama Pace. Sa, signore? una di
quelle Madame che con la scusa di vendere Robes et Manteaux
attirano nei loro ateliers noi ragazze povere, di buona famiglia.

Il figlio. E s' comperato il diritto di tiranneggiarci tutti, con
quelle cento lire che lui stava per pagare, e che per fortuna non
ebbe poi motivo--badi bene--di pagare.

La figliastra. Eh, ma siamo stati proprio l l, sai!

Scoppia a ridere.

La madre (insorgendo). Vergogna, figlia! Vergogna!

La figliastra (di scatto). Vergogna?  la mia vendetta! Sto
fremendo, signore, fremendo di viverla, quella scena! La camera...
qua la vetrina dei mantelli; l, il divano-letto; la specchiera; un
paravento; e davanti la finestra, quel tavolino di mogano con la
busta cilestrina delle cento lire. La vedo! Potrei prenderla! Ma lor
signori si dovrebbero voltare: son quasi nuda! Non arrossisco pi,
perch arrossisce lui adesso!

Indicher il Padre.

Ma vi assicuro ch'era molto pallido, molto pallido in quel momento!

Al Capocomico:

Creda a me, signore!

Il capocomico. Io non mi raccapezzo pi!

Il padre. Sfido! Assaltato cos! Imponga un po' d'ordine, signore,
e lasci che parli io, senza prestare ascolto all'obbrobrio, che con
tanta ferocia costei le vuol dare a intendere di me, senza le debite
spiegazioni.

La figliastra. Qui non si narra! qui non si narra!

Il padre. Ma io non narro! voglio spiegargli.

La figliastra. Ah, bello, s! A modo tuo!

Il Capocomico, a questo punto, risalir sul palcoscenico per
rimettere l'ordine.

Il padre. Ma se  tutto qui il male! Nelle parole! Abbiamo tutti
dentro un mondo di cose; ciascuno un suo mondo di cose! E come
possiamo intenderci, signore, se nelle parole ch'io dico metto il
senso e il valore delle cose come sono dentro di me; mentre chi le
ascolta, inevitabilmente le assume col senso e col valore che hanno
per s, del mondo com'egli l'ha dentro? Crediamo d'intenderci; non
c'intendiamo mai! Guardi la mia piet, tutta la mia piet per questa
donna

indicher la Madre

 stata assunta da lei come la pi feroce delle crudelt.

La madre. Ma se m'hai scacciata!

Il padre. Ecco, la sente? Scacciata! Le  parso ch'io l'abbia
scacciata!

La madre. Tu sai parlare; io non so... Ma creda, signore, che dopo
avermi sposata... chi sa perch! (ero una povera, umile donna...)

Il padre. Ma appunto per questo, per la tua umilt ti sposai, che
amai in te, credendo...

S'interromper alle negazioni di lei; aprir le braccia, in atto
disperato, vedendo l'impossibilit di farsi intendere da lei, e si
rivolger al Capocomico:

No, vede? Dice di no! Spaventevole, signore, creda, spaventevole, la
sua

si picchier sulla fronte

sordit, sordit mentale! Cuore, s, per i figli! Ma sorda, sorda di
cervello, sorda, signore, fino alla disperazione!

La figliastra. S, ma si faccia dire, ora, che fortuna  stata per
noi la sua intelligenza.

Il padre. Se si potesse prevedere tutto il male che pu nascere dal
bene che crediamo di fare!

A questo punto la Prima Attrice, che si sar macerata vedendo il
Primo Attore civettare con la Figliastra, si far avanti e domander
al Capocomico:

La prima attrice. Scusi, signor Direttore, seguiter la prova?

Il capocomico. Ma s! ma s! Mi lasci sentire adesso!

L'attor giovane.  un caso cos nuovo!

L'attrice giovane. Interessantissimo!

La prima attrice. Per chi se n'interessa!

E lancer un'occhiata al Primo Attore.

Il capocomico (al Padre). Ma bisogna che lei si spieghi chiaramente.

Si metter a sedere.

Il padre. Ecco, s. Veda, signore, c'era con me un pover'uomo, mio
subalterno, mio segretario, pieno di devozione, che se la intendeva
in tutto e per tutto con lei,

indicher la Madre

senz'ombra di male--badiamo!--buono, umile come lei, incapaci l'uno e
l'altra, non che di farlo, ma neppure di pensarlo, il male!

La figliastra. Lo pens lui, invece, per loro--e lo fece!

Il padre. Non  vero! Io intesi di fare il loro bene--e anche il
mio, s, lo confesso! Signore, ero arrivato al punto che non potevo
dire una parola all'uno o all'altra, che subito non si scambiassero
tra loro uno sguardo d'intelligenza; che l'una non cercasse subito
gli occhi dell'altro per consigliarsi, come si dovesse prendere
quella mia parola, per non farmi arrabbiare. Bastava questo, lei lo
capisce, per tenermi in una rabbia continua, in uno stato di
esasperazione intollerabile!

Il capocomico. E perch non lo cacciava via, scusi, quel suo
segretario?

Il padre. Benissimo! Lo cacciai difatti, signore! Ma vidi allora
questa povera donna restarmi per casa come sperduta, come una di
quelle bestie senza padrone, che si raccolgono per carit.

La madre. Eh, sfido!

Il padre (subito, voltandosi a lei, come per prevenire). Il figlio,
 vero?

La madre. Mi aveva tolto prima dal petto il figlio, signore.

Il padre. Ma non per crudelt! Per farlo crescere sano e robusto, a
contatto della terra!

La figliastra (additandolo, ironica). E si vede!

Il padre (subito). Ah,  anche colpa mia, se poi  cresciuto cos?
Lo avevo dato a balia, signore, in campagna, a una contadina, non
parendomi lei forte abbastanza, bench di umili natali.  stata la
stessa ragione, per cui avevo sposato lei. Ubbie, forse; ma che ci
vuol fare? Ho sempre avuto di queste maledette aspirazioni a una
certa solida sanit morale!

La Figliastra, a questo punto, scoppier di nuovo a ridere
fragorosamente.

Ma la faccia smettere!  insopportabile!

Il capocomico. La smetta! Mi lasci sentire, santo Dio!

Subito, di nuovo, alla riprensione del Capocomico, ella rester come
assorta e lontana, con la risata a mezzo. Il Capocomico ridiscender
dal palcoscenico per cogliere l'impressione della scena.

Il padre. Io non potei pi vedermi accanto questa donna.

Indicher la Madre.

Ma non tanto, creda, per il fastidio, per l'afa--vera afa--che ne
avevo io, quanto per la pena--una pena angosciosa--che provavo per
lei.

La madre. E mi mand via!

Il padre. Ben provvista di tutto, a quell'uomo, sissignore,--per
liberarla di me!

La madre. E liberarsi lui!

Il padre. Sissignore, anch'io--lo ammetto! E n' seguito un gran
male. Ma a fin di bene io lo feci... e pi per lei che per me: lo
giuro!

Incrocer le braccia sul petto; poi, subito, rivolgendosi alla
Madre:

Ti perdei mai d'occhio, d, ti perdei mai d'occhio, finch colui non
ti port via, da un giorno all'altro, a mia insaputa, in un altro
paese, scioccamente impressionato di quel mio interessamento puro,
puro, signore, creda, senza il minimo secondo fine. M'interessai con
una incredibile tenerezza della nuova famigliuola che le cresceva.
Glielo pu attestare anche lei!

Indicher la Figliastra.

La figliastra. Eh, altro! Piccina piccina, sa? con le treccine
sulle spalle e le mutandine pi lunghe della gonna--piccina cos--me
lo vedevo davanti al portone della scuola, quando ne uscivo. Veniva a
vedermi come crescevo.

Il padre. Questo  perfido! Infame!

La figliastra. No, perch?

Il padre. Infame! Infame!

Subito, concitatamente, al Capocomico, in tono di spiegazione:

La mia casa, signore, andata via lei,

indicher la Madre

mi parve subito vuota. Era il mio incubo; ma me la riempiva! Solo, mi
ritrovai per le stanze come una mosca senza capo. Quello l,

indicher il Figlio

allevato fuori--non so--appena ritornato in casa, non mi parve pi
mio. Mancata tra me e lui la madre,  cresciuto per s, a parte,
senza nessuna relazione n affettiva n intellettuale con me. E
allora (sar strano, signore, ma  cos), io fui incuriosito prima,
poi man mano attratto verso la famigliuola di lei, sorta per opera
mia: il pensiero di essa cominci a riempire il vuoto che mi sentivo
attorno. Avevo bisogno, proprio bisogno di crederla in pace, tutta
intesa alle cure pi semplici della vita, fortunata perch fuori e
lontana dai complicati tormenti del mio spirito. E per averne una
prova, andavo a vedere quella bambina all'uscita della scuola.

La figliastra. Gi! Mi seguiva per via: mi sorrideva e, giunta a
casa, mi salutava con la mano--cos! Lo guardavo con tanto d'occhi,
scontrosa. Non sapevo chi fosse! Lo dissi alla mamma. E lei dovette
subito capire ch'era lui.

La Madre far cenno di s col capo.

Dapprima non volle mandarmi pi a scuola, per parecchi giorni. Quando
ci tornai, lo rividi all'uscita--buffo!--con un involtone di carta
tra le mani. Mi s'avvicin, mi carezz; e trasse da quell'involto una
bella, grande paglia di Firenze con una ghirlandina di roselline di
maggio--per me!

Il capocomico. Ma tutto questo  racconto, signori miei!

Il figlio (sprezzante). Ma s, letteratura! letteratura!

Il padre. Ma che letteratura! Questa  vita, signore! Passione!

Il capocomico. Sar! Ma irrappresentabile!

Il padre. D'accordo, signore! Perch tutto questo  antefatto. E io
non dico di rappresentar questo. Come vede, infatti, lei

indicher la Figliastra

non  pi quella ragazzetta con le treccine sulle spalle--

La figliastra.--e le mutandine fuori della gonna!

Il padre. Il dramma viene adesso, signore! Nuovo, complesso.--

La figliastra (cupa, fiera, facendosi avanti).--Appena morto mio
padre.--

Il padre (subito, per non darle tempo di parlare). ...la miseria,
signore! Ritornano qua, a mia insaputa, per la stolidaggine di lei.

Indicher la Madre.

Sa scrivere appena; ma poteva farmi scrivere dalla figlia, da quel
ragazzo, che erano in bisogno!

La madre. Mi dica lei, signore, se potevo indovinare in lui tutto
questo sentimento.

Il padre. Appunto questo  il tuo torto, di non aver mai indovinato
nessuno dei miei sentimenti!

La madre. Dopo tanti anni di lontananza, e tutto ci che era
accaduto...

Il padre. E che  colpa mia, se quel brav'uomo vi port via cos?

Rivolgendosi al Capocomico:

Le dico, da un giorno all'altro... perch aveva trovato fuori non so
che collocamento. Non mi fu possibile rintracciarli; e allora per
forza venne meno il mio interessamento, per tanti anni. Il dramma
scoppia, signore, impreveduto e violento, al loro ritorno; allorch
io, purtroppo, condotto dalla miseria della mia carne ancora viva...
Ah, miseria, miseria veramente, per un uomo solo, che non abbia
voluto legami avvilenti; non ancor tanto vecchio da poter fare a meno
della donna, e non pi tanto giovane da poter facilmente e senza
vergogna andarne in cerca! Miseria? che dico! orrore, orrore: perch
nessuna donna pi gli pu dare amore.--E quando si capisce questo, se
ne dovrebbe fare a meno... Mah! Signore, ciascuno--fuori, davanti
agli altri-- vestito di dignit: ma dentro di s sa bene tutto ci
che nell'intimit con se stesso si passa, d'inconfessabile. Si cede,
si cede alla tentazione; per rialzarcene subito dopo, magari, con una
gran fretta di ricomporre intera e solida, come una pietra su una
fossa, la nostra dignit, che nasconde e seppellisce ai nostri stessi
occhi ogni segno e il ricordo stesso della vergogna.  cos di tutti!
Manca solo il coraggio di dirle, certe cose!

La figliastra. Perch quello di farle, poi, lo hanno tutti!

Il padre. Tutti! Ma di nascosto! E perci ci vuol pi coraggio a
dirle! Perch basta che uno le dica-- fatta!--gli s'appioppa la
taccia di cinico. Mentre non  vero, signore:  come tutti gli altri;
migliore, migliore anzi, perch non ha paura di scoprire col lume
dell'intelligenza il rosso della vergogna, l, nella bestialit
umana, che chiude sempre gli occhi per non vederlo. La
donna--ecco--la donna, infatti, com'? Ci guarda, aizzosa, invitante.
La afferri! Appena stretta, chiude subito gli occhi.  il segno della
sua dedizione. Il segno con cui dice all'uomo: Accecati, io son
cieca!.

La figliastra. E quando non li chiude pi? Quando non sente pi il
bisogno di nascondere a se stessa, chiudendo gli occhi, il rosso
della sua vergogna, e invece vede, con occhi ormai aridi e
impassibili, quello dell'uomo, che pur senz'amore s' accecato? Ah,
che schifo, allora che schifo di tutte codeste complicazioni
intellettuali, di tutta codesta filosofia che scopre la bestia e poi
la vuol salvare, scusare... Non posso sentirlo, signore! Perch
quando si  costretti a semplificarla la vita--cos,
bestialmente--buttando via tutto l'ingombro umano d'ogni casta
aspirazione, d'ogni puro sentimento, idealit, doveri, il pudore, la
vergogna, niente fa pi sdegno e nausea di certi rimorsi: lagrime di
coccodrillo!

Il capocomico. Veniamo al fatto, veniamo al fatto, signori miei!
Queste son discussioni!


Il capocomico (seguitando, al Suggeritore). Segua le scene, man
mano che saranno rappresentate, e cerchi di fissare le battute,
almeno le pi importanti!

Poi, rivolgendosi agli Attori:

Sgombrino, signori! Ecco, si mettano da questa parte

indicher la sinistra

e stiano bene attenti!

La prima attrice. Ma, scusi, noi...

Il capocomico (prevenendola). Non ci sar da improvvisare, stia
tranquilla!

Il primo attore. E che dobbiamo fare?

Il capocomico. Niente! Stare a sentire e guardare per ora! Avr
ciascuno, poi, la sua parte scritta. Ora si far cos alla meglio,
una prova! La faranno loro!

Indicher i Personaggi.

Il padre (come cascato dalle nuvole, in mezzo alla confusione del
palcoscenico). Noi? Come sarebbe a dire, scusi, una prova?

Il capocomico. Una prova--una prova per loro!

Indicher gli Attori.

Il padre. Ma se i personaggi siamo noi...

Il capocomico. E va bene: i personaggi; ma qua, caro signore, non
recitano i personaggi. Qua recitano gli attori. I personaggi stanno
l nel copione

indicher la buca del Suggeritore

--quando c' un copione!

Il padre. Appunto! Poich non c' e lor signori hanno la fortuna
d'averli qua vivi davanti, i personaggi...

Il capocomico. Oh bella! Vorrebbero far tutto da s? recitare,
presentarsi loro davanti al pubblico?

Il padre. Eh gi, per come siamo.

Il capocomico. Ah, le assicuro che offrirebbero un bellissimo
spettacolo!

Il primo attore. E che ci staremmo a fare nojaltri, qua, allora?

Il capocomico. Non s'immagineranno mica di saper recitare loro!
Fanno ridere...

Gli Attori, difatti, rideranno.

Ecco, vede, ridono!

Sovvenendosi:

Ma gi, a proposito! Bisogner assegnar le parti. Oh,  facile: sono
gi di per s assegnate:

alla Seconda Donna:

lei signora, La Madre.

Al Padre:

Bisogner trovarle un nome.

Il padre. Amalia, signore.

Il capocomico. Ma questo  il nome della sua signora. Non vorremo
mica chiamarla col suo vero nome!

Il padre. E perch no, scusi? se si chiama cos... Ma gi, se
dev'essere la signora...

Accenner appena con la mano alla Seconda Donna.

Io vedo questa

accenner alla Madre

come Amalia, signore. Ma faccia lei...

Si smarrir sempre pi.

Non so pi che dirle... Comincio gi... non so, a sentir come false,
con un altro suono, le mie stesse parole.

Il capocomico. Ma non se ne curi, non se ne curi, quanto a questo!
Penseremo noi a trovare il tono giusto! E per il nome, se lei vuole
Amalia, sar Amalia; o ne troveremo un altro. Per adesso
designeremo i personaggi cos:

all'Attor Giovane:

lei Il Figlio,

alla Prima Attrice:

lei, signorina, s'intende, La Figliastra.

La figliastra (esilarata). Come come? Io, quella l?

Scoppier a ridere.

Il capocomico (irato). Che cos'ha da ridere?

La prima attrice (indignata). Nessuno ha mai osato ridersi di me!
Pretendo che mi si rispetti, o me ne vado!

La figliastra. Ma no, scusi, io non rido di lei.

Il capocomico (alla Figliastra). Dovrebbe sentirsi onorata d'esser
rappresentata da...

La prima attrice (subito, con sdegno). Quella l!

La figliastra. Ma non dicevo per lei, creda! dicevo per me, che non
mi vedo affatto in lei, ecco. Non so, non... non m'assomiglia per
nulla!

Il padre. Gi,  questo; veda, signore! La nostra espressione--

Il capocomico.--ma che loro espressione! Credono d'averla in s,
loro, l'espressione? Nient'affatto!

Il padre. Come! Non abbiamo la nostra espressione?

Il capocomico. Nient'affatto! La loro espressione diventa materia
qua, a cui dan corpo e figura, voce e gesto gli attori, i quali--per
sua norma--han saputo dare espressione a ben pi alta materia: dove
la loro  cos piccola, che se si regger sulla scena, il merito,
creda pure, sar tutto dei miei attori.

Il padre. Non oso contraddirla, signore. Ma creda che  una
sofferenza orribile per noi che siamo cos come ci vede, con questo
corpo, con questa figura--

Il capocomico (troncando, spazientito).--ma si rimedia col trucco,
si rimedia col trucco, caro signore, per ci che riguarda la figura!

Il padre. Gi; ma la voce, il gesto--

Il capocomico.--oh, insomma! Qua lei, come lei, non pu essere! Qua
c' l'attore che lo rappresenta; e basta!

Il padre. Ho capito, signore. Ma ora forse indovino anche perch il
nostro autore, che ci vide vivi cos, non volle poi comporci per la
scena. Non voglio fare offesa ai suoi attori. Dio me ne guardi! Ma
penso che a vedermi adesso rappresentato... non so da chi...

Il primo attore (con alterigia alzandosi e venendogli incontro,
seguito dalle gaje giovani Attrici che rideranno). Da me, se non le
dispiace.

Il padre (umile e mellifluo). Onoratissimo, signore.

S'inchiner.

Ecco, penso che, per quanto il signore s'adoperi con tutta la sua
volont e tutta la sua arte ad accogliermi in s...

Si smarrir.

Il primo attore. Concluda, concluda.

Risata delle Attrici.

Il padre. Eh, dico, la rappresentazione che far--anche forzandosi
col trucco a somigliarmi... --dico, con quella statura...

tutti gli Attori rideranno

Il capocomico (senza aver ben capito, nell'intontimento della
speciosa argomentazione). Ebbene? E che vuol concludere con questo?

Il padre. Oh, niente, signore. Farle vedere che se noi (indicher
di nuovo s e gli altri Personaggi) oltre la illusione, non abbiamo
altra realt,  bene che anche lei diffidi della realt sua, di
questa che lei oggi respira e tocca in s, perch--come quella di
jeri-- destinata a scoprirlesi illusione domani.

Il capocomico (rivolgendosi a prenderla in riso). Ah, benissimo! E
dica per giunta che lei, con codesta commedia che viene a
rappresentarmi qua,  pi vero e reale di me!

Il padre (con la massima seriet). Ma questo senza dubbio, signore!

Il capocomico. Ah s?

Il padre. Credevo che lei lo avesse gi compreso fin da principio.

Il capocomico. Pi reale di me?

Il padre. Se la sua realt pu cangiare dall'oggi al domani...

Il capocomico. Ma si sa che pu cangiare, sfido! Cangia
continuamente, come quella di tutti!

Il padre (con un grido). Ma la nostra no, signore! Vede? La
differenza  questa! Non cangia, non pu cangiare, n esser altra,
mai, perch gi fissata--cos--questa--per sempre--( terribile,
signore!) realt immutabile, che dovrebbe dar loro un brivido
nell'accostarsi a noi!

Il capocomico (con uno scatto, parandoglisi davanti per un'idea che
gli sorger all'improvviso). Io vorrei sapere per, quando mai s'
visto un personaggio che, uscendo dalla sua parte, si sia messo a
perorarla cos come fa lei, e a proporla, a spiegarla. Me lo sa dire?
Io non l'ho mai visto!

Il padre. Non l'ha mai visto, signore, perch gli autori nascondono
di solito il travaglio della loro creazione. Quando i personaggi son
vivi, vivi veramente davanti al loro autore, questo non fa altro che
seguirli nelle parole, nei gesti ch'essi appunto gli propongono, e
bisogna ch'egli li voglia com'essi si vogliono; e guai se non fa
cos! Quando un personaggio  nato, acquista subito una tale
indipendenza anche dal suo stesso autore, che pu esser da tutti
immaginato in tant'altre situazioni in cui l'autore non pens di
metterlo, e acquistare anche, a volte, un significato che l'autore
non si sogn mai di dargli!

Il capocomico. Ma s, questo lo so!

Il padre. E dunque, perch si fa meraviglia di noi? Immagini per un
personaggio la disgrazia che le ho detto, d'esser nato vivo dalla
fantasia d'un autore che abbia voluto poi negargli la vita, e mi dica
se questo personaggio lasciato cos, vivo e senza vita, non ha
ragione di mettersi a fare quel che stiamo facendo noi, ora, qua
davanti a loro, dopo averlo fatto a lungo a lungo, creda, davanti a
lui per persuaderlo, per spingerlo, comparendogli ora io, ora lei,

indicher la Figliastra

ora quella povera madre...

La figliastra (venendo avanti come trasognata).  vero, anch'io,
anch'io signore, per tentarlo, tante volte, nella malinconia di quel
suo scrittojo, all'ora del crepuscolo, quand'egli, abbandonato su una
poltrona, non sapeva risolversi a girar la chiavetta della luce e
lasciava che l'ombra gl'invadesse la stanza e che quell'ombra
brulicasse di noi, che andavamo a tentarlo...

Come se si vedesse ancora l in quello scrittojo e avesse fastidio
della presenza di tutti quegli Attori:

Se loro tutti se n'andassero! se ci lasciassero soli! La mamma l,
con quel figlio--io con quella bambina--quel ragazzo l sempre
solo--e poi io con lui

indicher appena il Padre

--e poi io sola, io sola... --in quell'ombra

balzer a un tratto, come se nella visione che ha di s, lucente in
quell'ombra e viva, volesse afferrarsi

ah, la mia vita! Che scene, che scene andavamo a proporgli!--Io, io
lo tentavo pi di tutti!

Il padre. Gi! Ma forse  stato per causa tua; appunto per codeste
tue troppe insistenze, per le tue troppe incontinenze!

La figliastra. Ma che! Se egli stesso m'ha voluta cos!

Verr presso al Capocomico per dirgli come in confidenza:

Io credo che fu piuttosto, signore, per avvilimento o per sdegno del
teatro, cos come il pubblico solitamente lo vede e lo vuole...

Il capocomico. Andiamo avanti, andiamo avanti, santo Dio, e veniamo
al fatto, signori miei!

La figliastra. Eh, ma mi pare, scusi, che di fatti ne abbia fin
troppi, con la nostra entrata in casa di lui!

Indicher il Padre.

Diceva che non poteva appendere i cartellini o cangiar di scena ogni
cinque minuti!

Il capocomico. Gi! Ma appunto! Combinarli, aggrupparli in
un'azione simultanea e serrata, e non come pretende lei, che vuol
vedere prima il suo fratellino che ritorna dalla scuola e s'aggira
come un'ombra per le stanze, nascondendosi dietro gli usci a meditare
un proposito, in cui--com'ha detto?--

La figliastra.--Si dissuga, signore, si dissuga tutto!

Il capocomico. Non ho mai sentito codesta parola! E va bene:
crescendo soltanto negli occhi,  vero?

La figliastra. Sissignore: eccolo l!

Lo indicher presso la Madre.

Il capocomico. Brava! E poi, contemporaneamente, vorrebbe anche
quella bambina che giuoca, ignara, nel giardino. L'uno in casa, e
l'altra nel giardino,  possibile?

La figliastra. Ah, nel sole, signore, felice!  l'unico mio premio,
la sua allegria, la sua festa, in quel giardino; tratta dalla
miseria, dallo squallore di un'orribile camera dove dormivamo tutti e
quattro--e io con lei--io, pensi! con l'orrore del mio corpo
contaminato, accanto a lei che mi stringeva forte forte coi suoi
braccini amorosi e innocenti. Nel giardino, appena mi vedeva, correva
a prendermi per mano. I fiori grandi non li vedeva; andava a scoprire
invece tutti quei pittoli pittoli e me li voleva mostrare, facendo
una festa, una festa!

Cos dicendo, straziata dal ricordo, romper in un pianto lungo,
disperato, abbattendo il capo sulle braccia abbandonate sul tavolino.
La commozione vincer tutti. Il Capocomico le si accoster quasi
paternamente, e le dir per confortarla:

Il capocomico. Faremo il giardino, faremo il giardino, non dubiti:
e vedr che ne sar contenta! Le scene le aggrupperemo l!

Chiamando per nome un Apparatore:

Ehi, calami qualche spezzato d'alberi! Due cipressetti qua davanti a
questa vasca!

Si vedranno calare dall'alto del palcoscenico due cipressetti. Il
Macchinista, accorrendo, fermer coi chiodi i due pedani.

Il capocomico (alla Figliastra). Cos alla meglio, adesso, per dare
un'idea.

Richiamer per nome l'Apparatore.

Ehi, dammi ora un po' di cielo!

L'apparatore (dall'alto). Che cosa?

Il capocomico. Un po' di cielo! Un fondalino, che cada qua dietro
questa vasca!

Si vedr calare dall'alto del palcoscenico una tela bianca.

Il capocomico. Ma non bianco! T'ho detto cielo! Non fa nulla,
lascia: rimedier io.

Chiamando:

Ehi, elettricista, spegni tutto e dammi un po' di atmosfera...
atmosfera lunare... blu, blu alle bilance, e blu sulla tela, col
riflettore... Cos! Basta!

Si sar fatta, a comando, una misteriosa scena lunare, che indurr
gli Attori a parlare e muoversi come di sera, in un giardino, sotto
la luna.

Il capocomico (alla Figliastra). Ecco, guardi! E ora il giovinetto,
invece di nascondersi dietro gli usci delle stanze, potrebbe
aggirarsi qua nel giardino, nascondendosi dietro gli alberi. Ma
capir che sar difficile trovare una bambina che faccia bene la
scena con lei, quando le mostra i fiorellini.

Rivolgendosi al Giovinetto:

Venga, venga avanti lei, piuttosto! Vediamo di concretare un po'!

E poich il ragazzo non si muove:

Avanti, avanti!

Poi, tirandolo avanti, cercando di fargli tener ritto il capo che
ogni volta ricasca gi:

Ah, dico, un bel guajo, anche questo ragazzo... Ma com'?... Dio mio,
bisognerebbe pure che qualche cosa dicesse...

Gli s'appresser, gli poser una mano sulla spalla, lo condurr
dietro allo spezzato d'alberi.

Venga, venga un po': mi faccia vedere! Si nasconda un po' qua...
Cos... Si provi a sporgere un po' il capo, a spiare...

Si scoster per vedere l'effetto: e appena il Giovinetto eseguir
l'azione tra lo sgomento degli Attori che resteranno
impressionatissimi:

Ah, benissimo... benissimo...

Rivolgendosi alla Figliastra:

E dico, se la bambina, sorprendendolo cos a spiare, accorresse a lui
e gli cavasse di bocca almeno qualche parola?

La figliastra (sorgendo in piedi). Non speri che parli, finch c'
quello l!

Indicher il Figlio.

Bisognerebbe che lei mandasse via, prima, quello l.

Il figlio (avviandosi risoluto verso una delle due scalette). Ma
prontissimo! Felicissimo! Non chiedo di meglio!

Il capocomico (subito trattenendolo). No! Dove va? Aspetti!

La Madre si alzer sgomenta, angosciata dal pensiero che egli se ne
vada davvero, e istintivamente lever le braccia quasi per
trattenerlo, pur senza muoversi dal suo posto.

Il figlio (arrivando alla ribalta, al Capocomico che lo tratterr).
Non ho proprio nulla, io, da far qui! Me ne lasci andare, la prego!
Me ne lasci andare!

Il capocomico. Come non ha nulla da fare?

La figliastra (placidamente, con ironia). Ma non lo trattenga! Non
se ne va!

Il padre. Deve rappresentare la terribile scena del giardino con
sua madre!

Il figlio (subito, risoluto, fieramente). Io non rappresento nulla!
E l'ho dichiarato fin da principio!

Al Capocomico:

Me ne lasci andare!

La figliastra (accorrendo, al Capocomico). Permette, signore?

Gli far abbassare le braccia, con cui trattiene il Figlio.

Lo lasci!

Poi, rivolgendosi a lui, appena il Capocomico lo avr lasciato:

Ebbene, vattene!

Il Figlio rester proteso verso la scaletta, ma, come legato da un
potere occulto, non potr scenderne gli scalini; poi, tra lo stupore
e lo sgomento ansioso degli Attori, si mover lentamente lungo la
ribalta, diretto all'altra scaletta del palcoscenico; ma giuntovi,
rester anche l proteso, senza poter discendere. La Figliastra, che
lo avr seguito con gli occhi in atteggiamento di sfida, scoppier a
ridere.

--Non pu, vede? non pu! Deve restar qui, per forza, legato alla
catena, indissolubilmente. Ma se io che prendo il volo, signore,
quando accade ci che deve accadere--proprio per l'odio che sento per
lui, proprio per non vedermelo pi davanti--ebbene, se io sono ancora
qua, e sopporto la sua vista e la sua compagnia--si figuri se pu
andarsene via lui che deve, deve restar qua veramente con questo suo
bel padre, e quella madre l, senza pi altri figli che lui...

Rivolgendosi alla Madre:

--E su, su, mamma! Vieni...

Rivolgendosi al Capocomico per indicargliela:

--Guardi, s'era alzata, s'era alzata per trattenerlo...

Alla Madre, quasi attirandola per virt magica:

--Vieni, Vieni...

Poi al Capocomico:

--Immagini che cuore pu aver lei di mostrare qua ai suoi attori
quello che prova; ma  tanta la brama d'accostarsi a lui,
che--eccola--vede?  disposta a vivere la sua scena!

Difatti la Madre si sar accostata, e appena la Figliastra finir di
proferire le ultime parole, aprir le braccia per significare che
acconsente.

Il figlio (subito). Ah, ma io no! Io no! Se non me ne posso andare,
rester qua; ma le ripeto che io non rappresento nulla!

Il padre (al Capocomico, fremendo). Lei lo pu costringere, signore!

Il figlio. Non pu costringermi nessuno!

Il padre. Ti costringer io!

La figliastra. Aspettate! Aspettate! Prima, la bambina alla vasca!

Correr a prendere la Bambina, si piegher sulle gambe davanti a
lei, le prender la faccina tra le mani.

Povero amorino mio, tu guardi smarrita, con codesti occhioni belli:
chi sa dove ti par d'essere! Siamo su un palcoscenico, cara! Che
cos' un palcoscenico? Ma, vedi? un luogo dove si giuoca a far sul
serio. Ci si fa la commedia. E noi faremo ora la commedia. Sul serio,
sai! Anche tu...

L'abbraccer, stringendosela sul seno e dondolandosi un po'.

Oh amorino mio, amorino mio, che brutta commedia farai tu! che cosa
orribile  stata pensata per te! Il giardino, la vasca... Eh, finta,
si sa! Il guajo  questo, carina: che  tutto finto, qua! Ah, ma gi
forse a te bambina, piace pi una vasca finta che una vera; per
poterci giocare, eh? Ma no, sar per gli altri un gioco; non per te,
purtroppo, che sei vera, amorino, e che giochi per davvero in una
vasca vera, bella, grande, verde, con tanti bamb che vi fanno
l'ombra, specchiandovisi, e tante tante anatrelle che vi nuotano
sopra, rompendo quest'ombra. Tu la vuoi acchiappare, una di queste
anatrelle...

Con un urlo che riempie tutti di sgomento:

no, Rosetta mia, no! La mamma non bada a te, per quella canaglia di
figlio l! Io sono con tutti i miei diavoli in testa... E quello l...

Lascer la Bambina e si rivolger col solito piglio al Giovinetto:

Che stai a far qui, sempre con codest'aria di mendico? Sar anche per
causa tua, se quella piccina affoga: per codesto tuo star cos, come
se io facendovi entrare in casa non avessi pagato per tutti!

Afferrandogli un braccio per forzarlo a cacciar fuori dalla tasca
una mano:

Che hai l? Che nascondi? Fuori, fuori questa mano!

Gli strapper la mano dalla tasca e, tra l'orrore di tutti, scoprir
ch'essa impugna una rivoltella. Lo mirer un po' come soddisfatta:
poi dir, cupa:

Ah! Dove, come te la sei procurata?

E poich il Giovinetto, sbigottito, sempre con gli occhi sbarrati e
vani, non risponder:

Sciocco, in te, invece d'ammazzarmi, io, avrei ammazzato uno di quei
due; o tutti e due: il padre e il figlio!

Lo ricaccer dietro al cipressetto da cui stava a spiare; poi
prender la Bambina e la caler dentro la vasca, mettendovela a
giacere in modo che resti nascosta; infine, si accascer l, col
volto tra le braccia appoggiate all'orlo della vasca.

Il capocomico. Benissimo!

Rivolgendosi al Figlio:

E contemporaneamente...

Il figlio (con sdegno). Ma che contemporaneamente! Non  vero,
signore! Non c' stata nessuna scena fra me e lei!

Indicher la Madre.

Se lo faccia dire da lei stessa, come  stato.

Intanto la Seconda Donna e l'Attor Giovane si saranno staccati dal
gruppo degli Attori e l'una si sar messa a osservare con molta
attenzione la Madre che le star di fronte, e l'altro il Figlio, per
poterne poi rifare le parti.

La madre. S,  vero, signore! Io ero entrata nella sua camera.

Il figlio. Nella mia camera, ha inteso? Non nel giardino!

Il capocomico. Ma questo non ha importanza! Bisogna raggruppar
l'azione, ho detto!

Il figlio (scorrendo l'Attor Giovane che l'osserva). Che cosa vuol
lei?

L'attor giovane. Niente; la osservo.

Il figlio (voltandosi dall'altra parte, alla Seconda Donna). Ah--e
qua c' lei? Per rifar la sua parte?

Indicher la Madre.

Il capocomico. Per l'appunto! Per l'appunto! E dovrebbe esser
grato, mi sembra, di questa loro attenzione!

Il figlio. Ah, si! Grazie! Ma non ha ancora compreso che questa
commedia lei non la pu fare! Noi non siamo mica dentro di lei, e i
suoi attori stanno a guardarci da fuori. Le par possibile che si viva
davanti a uno specchio che, per di pi, non contento d'agghiacciarci
con l'immagine della nostra stessa espressione, ce la rid come una
smorfia irriconoscibile di noi stessi?

Il padre. Questo  vero! Questo  vero! Se ne persuada!

Il capocomico (all'Attor Giovane e alla Seconda Donna). Va bene, si
levino davanti!

Il figlio.  inutile! Io non mi presto.

Il capocomico. Si stia zitto, adesso, e mi lasci sentir sua madre!

Alla Madre:

Ebbene? Era entrata?

La madre. Sissignore, nella sua camera, non potendone pi. Per
votarmi il cuore di tutta l'angoscia che m'opprime. Ma appena lui mi
vide entrare--

Il figlio.--nessuna scena! Me ne andai; me n'andai per non fare una
scena. Perch non ho mai fatto scene, io; ha capito?

La madre.  vero!  cos.  cos!

Il capocomico. Ma ora bisogna pur farla questa scena tra lei e lui!
 indispensabile!

La madre. Per me, signore, io sono qua! Magari mi desse lei il modo
di potergli parlare un momento, di potergli dire tutto quello che mi
sta nel cuore.

Il padre (appressandosi al Figlio, violentissimo). Tu la farai! per
tua madre! per tua madre!

Il figlio (pi che risoluto). Non faccio nulla!

Il padre (afferrandolo per il petto, e scrollandolo). Per Dio,
obbedisci! Obbedisci! Non senti come ti parla! Non hai viscere di
figlio?

Il figlio (afferrandolo anche lui). No! No! e finiscila una buona
volta!

Costernazione generale. La Madre, spaventata, cercher di
interporsi, di separarli.

La madre (c.s.). Per carit! Per carit!

Il padre (senza lasciarlo). Devi obbedire! Devi obbedire!

Il figlio (colluttando con lui e alla fine buttandolo a terra presso
la scaletta, tra l'orrore di tutti). Ma che cos' codesta frenesia
che t'ha preso? Non ha ritegno di portare davanti a tutti la sua
vergogna e la nostra! Io non mi presto! non mi presto! E interpreto
cos la volont di chi non volle portarci sulla scena!

Il capocomico. Ma se ci siete venuti!

Il figlio (additando il Padre). Lui, non io!

Il capocomico. E non  qua anche lei?

Il figlio. C' voluto venir lui, trascinandoci tutti e prestandosi
anche a combinare di l insieme con lei non solo quello che 
realmente avvenuto; ma come se non bastasse, anche quello che non c'
stato!

Il capocomico. Ma dica, dica lei almeno che cosa c' stato! Lo dica
a me! Se n' uscito dalla sua camera, senza dir nulla?

Il figlio (dopo un momento d'esitazione). Nulla. Proprio, per non
fare una scena!

Il capocomico (incitandolo). Ebbene, e poi? che ha fatto?

Il figlio (tra l'angosciosa attenzione di tutti, muovendo alcuni
passi sul palcoscenico). Nulla... Attraversando il giardino...
S'interromper, fosco, assorto.

Il capocomico (spingendolo sempre pi a dire, impressionato dal
ritegno di lui). Ebbene? attraversando il giardino?

Il figlio (esasperato, nascondendo il volto con un braccio). Ma
perch mi vuol far dire, signore?  orribile!

La Madre tremer tutta, con gemiti soffocati, guardando verso la
vasca.

Il capocomico (piano, notando quello sguardo, si rivolger al Figlio
con crescente apprensione). La bambina?

Il figlio (guardando davanti a s, nella sala). L, nella vasca...

Il padre (a terra, indicando pietosamente la Madre). E lei lo
seguiva, signore!

Il capocomico (al Figlio, con ansia). E allora, lei?

Il figlio (lentamente, sempre guardando davanti a s). Accorsi; mi
precipitai per ripescarla... Ma a un tratto m'arrestai, perch dietro
quegli alberi vidi una cosa che mi gel: il ragazzo, il ragazzo che
se ne stava l fermo, con occhi da pazzo, a guardare nella vasca la
sorellina affogata.

La Figliastra, rimasta curva presso la vasca a nascondere la
Bambina, risponder come un'eco dal fondo, singhiozzando
perdutamente.

Pausa.

Feci per accostarmi; e allora...

Rintroner dietro gli alberi, dove il Giovinetto  rimasto nascosto,
un colpo di rivoltella.

La madre (con un grido straziante, accorrendo col Figlio e con tutti
gli Attori in mezzo al subbuglio generale). Figlio! Figlio mio!

E poi, fra la confusione e le grida sconnesse degli altri:

Ajuto! Ajuto!

Il capocomico (tra le grida, cercando di farsi largo, mentre il
Giovinetto sar sollevato da capo e da piedi e trasportato via,
dietro la tenda bianca). S' ferito? s' ferito davvero?

Tutti, tranne il Capocomico e il Padre, rimasto per terra presso la
scaletta, saranno scomparsi dietro il fondalino abbassato, che fa da
cielo, e vi resteranno un po' parlottando angosciosamente, poi, da
una parte e dall'altra di esso, rientreranno in iscena gli Attori.

La prima attrice (rientrando da destra, addolorata).  morto!
Povero ragazzo!  morto! Oh che cosa!

Il primo attore (rientrando da sinistra, ridendo). Ma che morto!
Finzione! finzione! Non ci creda!

Altri attori da destra. Finzione? Realt! realt!  morto!

Altri attori da sinistra. No! Finzione! Finzione!

Il padre (levandosi e gridando tra loro). Ma che finzione! Realt,
realt, signori! realt!

E scomparir anche lui, disperatamente, dietro il fondalino.

Il capocomico (non potendone pi). Finzione! realt! Andate al
diavolo tutti quanti! Luce! Luce! Luce!

D'un tratto, tutto il palcoscenico e tutta la sala del teatro
sfolgoreranno di vivissima luce. Il capocomico rifiater come
liberato da un incubo, e tutti si guarderanno negli occhi, sospesi e
smarriti.

Ah! Non m'era mai capitata una cosa simile! Mi hanno fatto perdere
una giornata!

Guarder l'orologio.

Andate, andate! Che volete pi fare adesso? Troppo tardi per
ripigliare la prova. A questa sera!

E appena gli Attori se ne saranno andati, salutandolo:

Ehi, elettricista, spegni tutto!

Non avr finito di dirlo, che il teatro piomber per un attimo nella
pi fitta oscurit.

Eh, perdio! Lasciami almeno accesa una lampadina, per vedere dove
metto i piedi!

Subito, dietro il fondalino, come per uno sbaglio d'attacco,
s'accender un riflettore verde, che proietter, grandi e spiccate,
le ombre dei Personaggi, meno il Giovinetto e la Bambina. Il
Capocomico, vedendole, schizzer via dal palcoscenico, atterrito.
Contemporaneamente si spegner il riflettore dietro il fondalino, e
si rifar sul palcoscenico il notturno azzurro di prima. Lentamente,
dal lato destro della tela verr prima avanti il Figlio, seguito
dalla Madre con le braccia protese verso di lui; poi dal lato
sinistro il Padre. Si fermeranno a met del palcoscenico, rimanendo
l come forme trasognate. Verr fuori, ultima, da sinistra, la
Figliastra che correr verso una delle scalette; sul primo scalino si
fermer un momento a guardare gli altri tre e scoppier in una
stridula risata, precipitandosi poi gi per la scaletta; correr
attraverso il corridojo tra le poltrone; si fermer ancora una volta
e di nuovo rider, guardando i tre rimasti lass; scomparir dalla
sala, e ancora, dal ridotto, se ne udr la risata. Poco dopo caler
la tela.

FINE






End of the Project Gutenberg EBook of Sei personaggi in cerca d'autore, by 
Luigi Pirandello

*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK SEI PERSONAGGI IN CERCA D'AUTORE ***

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501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
Revenue Service.  The Foundation's EIN or federal tax identification
number is 64-6221541.  Its 501(c)(3) letter is posted at
http://pglaf.org/fundraising.  Contributions to the Project Gutenberg
Literary Archive Foundation are tax deductible to the full extent
permitted by U.S. federal laws and your state's laws.

The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr. S.
Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are scattered
throughout numerous locations.  Its business office is located at
809 North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801) 596-1887, email
business@pglaf.org.  Email contact links and up to date contact
information can be found at the Foundation's web site and official
page at http://pglaf.org

For additional contact information:
     Dr. Gregory B. Newby
     Chief Executive and Director
     gbnewby@pglaf.org


Section 4.  Information about Donations to the Project Gutenberg
Literary Archive Foundation

Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide
spread public support and donations to carry out its mission of
increasing the number of public domain and licensed works that can be
freely distributed in machine readable form accessible by the widest
array of equipment including outdated equipment.  Many small donations
($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt
status with the IRS.

The Foundation is committed to complying with the laws regulating
charities and charitable donations in all 50 states of the United
States.  Compliance requirements are not uniform and it takes a
considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
with these requirements.  We do not solicit donations in locations
where we have not received written confirmation of compliance.  To
SEND DONATIONS or determine the status of compliance for any
particular state visit http://pglaf.org

While we cannot and do not solicit contributions from states where we
have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
against accepting unsolicited donations from donors in such states who
approach us with offers to donate.

International donations are gratefully accepted, but we cannot make
any statements concerning tax treatment of donations received from
outside the United States.  U.S. laws alone swamp our small staff.

Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
methods and addresses.  Donations are accepted in a number of other
ways including checks, online payments and credit card donations.
To donate, please visit: http://pglaf.org/donate


Section 5.  General Information About Project Gutenberg-tm electronic
works.

Professor Michael S. Hart is the originator of the Project Gutenberg-tm
concept of a library of electronic works that could be freely shared
with anyone.  For thirty years, he produced and distributed Project
Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of volunteer support.


Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed
editions, all of which are confirmed as Public Domain in the U.S.
unless a copyright notice is included.  Thus, we do not necessarily
keep eBooks in compliance with any particular paper edition.


Most people start at our Web site which has the main PG search facility:

     http://www.gutenberg.org

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including how to make donations to the Project Gutenberg Literary
Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to
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